Anna Valeria Borsari — Dall’ autoanalisi alla metariflessione

Anna Valeria Borsari · Trompe l’œil, 2002, installazione

Anna Valeria Borsari · Trompe l’œil, 2002, installazione

Fokus

La prima retrospettiva istituzionale dedicata all’artista Anna ­Valeria Borsari porta alla luce una ricerca concettuale conseguenziale, a lungo rimasta sepolta. L’opera multimediale anticipa correnti in situ e relazionali, e si estende ad attività di ricerca e di mediazione interconnesse tra artisti. 

Anna Valeria Borsari — Dall’ autoanalisi alla metariflessione

Qual è il ruolo dell’artista? Come si vede e come si autorappresenta? Come si relaziona con gli altri? Come tratta con la memoria storica? Domande irrequiete e brucianti che motivano le indagini di Anna Valeria Borsari (*1943, Bologna). La ricercatrice emiliana s’interroga sul rapporto tra rappresentazione e realtà, sull’identità, e sulla memoria; anticipa opere in situ e l’estetica relazionale variando mezzi di espressione e livelli di analisi e integra la pratica artistica con riflessione linguistica e filosofica. Dopo studi linguistici e filosofici, Borsari insegna filologia romanza all’università di Bologna, ma nel 1994 decide di fare l’artista.
La prima retrospettiva istituzionale nel Museo del 900 a Milano testimonia una ricerca concettuale molto complessa, che inizia da un’autoanalisi per poi spingersi a relazionarsi con il mondo esterno. Borsari agisce in stretta connessione con altri artisti e organizza svariati eventi di ricerca: negli anni 90 partecipa a Progetto Oreste e negli anni 2000 fonda l’Archivio di ricerca visiva (Ar.ri.vi). L’ultima opera in mostra, ‹Da remoto, la posizione dell’artista› del 2021 riassume perfettamente cosa muove il percorso di Borsari. Nell’installazione vediamo un tavolo antico con una sedia e un computer con mouse e tastiera. Sullo schermo scorre un video che mostra un documento Word sul quale una mano invisibile batte un testo. Lo scritto analizza i modi di autorappresentarsi degli artisti nella storia: travestimenti, nascondimenti, specchiamenti, selfies.
Diverse opere trattano dell’ossimoro della rappresentazione e del suo aspetto illusionistico: l’immagine è presenza di un oggetto assente o assenza di un oggetto presente. Nella serie ‹Narciso› del 1977 vediamo sparire un bel giovanotto che si guarda nello specchio. Rimangono le fotografie della stanza vuota. Nella performance ‹Rappresentazione, presentazione, azione› del 1979 (Bologna, Firenze, Milano), Borsari crea un’immagine stilizzata di una Madonna in Piazza con monete e cereali. L’opera viene consumata dai piccioni e dagli umani, e sparisce. In ‹Anna Battestini è su Facebook› del 2018, Borsari crea un’identità fittizia di un personaggio con i volti di Amelia Earhart e Antonin Artaud. Nell’installazione ‹Trompe l’œil› del 2002, invece, vediamo un tavolo e due sedie da cucina anni Cinquanta con dei panni e delle mollette colorate, e in fondo una fotografia di una porta che dà su un balconcino. Ogni rappresentazione è un’illusione, una costruzione: ciò che realmente vediamo, sono pigmenti su una superficie piana, oppure luce e punti su uno schermo.

Barbara Fässler è artista, critica d’arte e docente di arti visive alla KMSU. barbarasic.faessler@gmail.com

Bis 
13.02.2022

Werbung