Djellza Azemi — A proposito di una finestra tra i rovi

Djellza Azemi · Lepur, Lepur, 2020 (dettaglio), acciaio inossidabile, tessuto di poliestere, alluminio, figurina di resina

Djellza Azemi · Lepur, Lepur, 2020 (dettaglio), acciaio inossidabile, tessuto di poliestere, alluminio, figurina di resina

Fokus

13 Vitrine accoglie Djellza Azemi sulla zona critica e avventu­rosa del marciapiede, la terza mostra inaugurata nell’anno 2021. 13 Vitrine, fondata in gennaio da Stefania Carlotti e Margaux Dewarrat, è una bacheca vetrinata e nuovo spazio indipendente a Renens, nascosta dai rovi. 

Djellza Azemi — A proposito di una finestra tra i rovi

La bacheca, fin dall’antichità, è una superficie democratica condivisibile sulla quale tutti possono apporre e trarre informazioni di qualsivoglia genere. Per anni, in Avenue du 1er Mai 13 una bacheca vetrinata è stata usata – fra le altre cose – per appuntarvici annunci, relativi a qualche culto religioso, e comunicati di carattere anarchico su carta fotocopiata. Ricoperta dai rovi, la bacheca al numero civico 13 è stata recentemente riscoperta e valorizzata da Stefania Carlotti e Margaux Dewarrat. Le due artiste, mentre ristrutturavano la loro cucina e si scambiavano considerazioni sul carattere funesto dell’anno – dalla sciagura pandemica a quella ecologica – hanno deciso di intervenire e prendersi così cura della bacheca trascurata. Da qual momento il duo curatoriale italo-svizzero ha mantenuto l’obiettivo di attivare e promuovere uno spazio espositivo nella bacheca, aprendo così una finestra sulla nuova ospite del numero civico: 13 Vitrine. Un contenitore che fino ad oggi ha messo in vetrina Mayara Yamada e Marco Rigoni, inaugurando sempre il 13 del mese, per richiamare il nome del luogo e il numero civico.
Questo mese il duo Carlotti-Dewarrat di 13 Vitrine ha invitato Djellza Azemi (Aigle, 1998). Formatasi presso l’ÈCAL, l'artista spazia nella sua pratica dall’esplorazione della cultura legata alle sue origini kosovare, all’ambiente domestico e famigliare e alla relazione fra corpo e spazio, partendo da un punto di vista femminile. Uno sguardo sulla casa e sul rapporto fra interno ed esterno, che aiuta a osservare le disarmonie sociali che possiamo ritrovare sia nella produzione letteraria, come nel caso del romanzo ‹Nascita e morte della massaia› di Paola Masino, che nella produzione di artiste importanti fra cui possiamo ricordare Mona Hatoum. Le opere di Djellza Azemi sono caratterizzate da forme e riferimenti che possono ricordare degli spazi intermedi, fra interno ed esterno. Ritroviamo questa dialettica anche nella sua recente produzione, la trilogia delle «Palissade» in cui l’artista presenta composizioni verticali frammentate di assi di legno accostate, nelle quali si intravedono delle fessure. Nelle fessure, l’avventuroso occhio dello spettatore scopre il suo riflesso inaspettato su minuscoli specchi tra queste nascosti. Per 13 Vitrine, Djellza Azemi ha riflettuto sull’ubicazione della bacheca, che avvolta da una siepe si situa come a una linea di confine fra il pubblico e il privato, fra la strada e la casa. La bacheca di 13 Vitrine si apre così come una fessura verso una selva di fantasie, uno spazio nuovo, rivisitato.

Giada Olivotto è curatrice e co-direttrice di Sonnenstube e di Canale Milva. olivotto.giada@gmail.com

Bis 
03.05.2021

→ ‹Djellza Azemi at 13 Vitrine›, Avenue du 1er Mai 13, Renens, 13.4.–3.5. ↗ www.instagram.com/13__vitrine/

Künstler/innen
Djellza Azemi
Autor/innen
Giada Olivotto

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