Boganium, Handwavium et les autres — paesaggi senza confini

Alan Bogana · Studio preparatorio, immagine di sintesi, 2018

 

Fokus

Ginevrino d’adozione, il Ticinese Alan Bogana dimostra la sua sensibilità scientifica in una mostra al Musée de Minéralogie MINES ParisTech, dove presenta dei finti minerali di sua invenzione. Queste creazioni ridisegnano i confini tra naturale e artificiale, analogico e digitale.

 

Boganium, Handwavium et les autres — paesaggi senza confini

Il mondo della mineralogia è popolato da scienziati, dilettanti, spesso anche collezionisti, e seguaci del movimento New Age che attribuiscono ai minerali un potere terapeutico. Questo universo poliedrico ha rapito anche Alan Bogana. Se l’intrigante bellezza e complessità di queste meraviglie naturali lo seducono, l’interesse che esse rivestono per il suo lavoro nasce piuttosto dal potenziale evocativo e di sperimentazione formale da loro offerto. È allora sorta l’idea di chiedere al Musée de Minéralogie di realizzare delle scansioni 3D di loro minerali per poterle in seguito modificare digitalmente e creare delle forme minerali immaginarie. I risultati di questa prima collaborazione, esposti nella mostra del 2015 al Kunsthaus Langenthal, sono da considerare come l’anticamera dei lavori presentati.

Se inizialmente l’artista ha solo elaborato al computer le scansioni 3D dei minerali reali, per questa mostra ha voluto materializzare le sue creazioni. I finti cristalli sono allora stati stampati in 3D e poi ancora modificati tramite delle fusioni, rotture volontarie e altre manipolazioni. In questa fase finale, l’improvvisazione ha giocato un ruolo centrale e permesso all’artista di rendere queste creazioni ancora più personali. Per le sue elaborazioni si è in parte ispirato a due fenomeni minerali, i geminati e i cristalli con inclusioni fluide. I primi sono dei minerali risultanti dal concrescimento di due o più cristalli. Bogana ha quindi preso spunto da queste forme elaborate per creare dei geminati fittizi. Questi sono per esempio dei cristalli per sottrazione, metafore dell’erosione progressiva delle risorse naturali del nostro pianeta. I secondi sono dei minerali nei quali, durante il loro accrescimento, si sono introdotte delle sostanze estranee fluide che una volta analizzate forniscono delle informazioni per ricostruire l’ambiente nel quale il cristallo si è formato. L’artista, affascinato da questa idea di finestra su un tempo passato e spesso lontano, ha deciso di simulare delle inclusioni fluide in finti minerali di resina traslucida. 

In opposizione alla visione unilaterale attraverso le teche del museo, Alan Bogana ha ideato una struttura di tubi modulabile per esporre le sue creazioni riducendo al minimo la distanza con lo spettatore, che può inoltre contemplarle da più punti di vista. Disposte secondo una tassonomia personale e a varie altezze, esse delineano un paesaggio frastagliato composto da una varietà di micropaesaggi pseudominerali che cercano il dialogo, senza voler pertanto competere con i cristalli esposti.

Bis 
03.08.2018

Laura Giudici, storica dell’arte, vive e lavora a Ginevra. lauragiudicig@gmail.com

 

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