Hortus conclusus — L’illusione di un paradiso

Sandrine Pelletier · Who Fears the Other, 2017, specchi, 85 x 220 cm

Sandrine Pelletier · Who Fears the Other, 2017, specchi, 85 x 220 cm

Fokus

Il Museo Villa dei Cedri presenta un insieme di visioni passate ­e presenti che indagano il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, la questione migratoria e la sfida identitaria che ne consegue. Inserite sia nelle sale della villa che nel parco, le opere esposte sono un’ode all’apertura. 

Hortus conclusus — L’illusione di un paradiso

Scrivere su una mostra ispirata al tema dell’hortus conclusus in questo tempo di confinamento mi appare come un curioso scherzo del destino. Per il momento, la mostra vive di vita propria a porte chiuse. Gli spazi virtuali del museo cercano di aprire almeno una finestra su questa realtà inaccessibile. La scelta di accostare delle opere del passato alle creazioni di artisti contemporanei è in linea con il proposito principale della mostra: riflettere sullo stato attuale della società attraverso le lenti dell’allegoria cristiana del giardino dell’Eden e il mito del ratto d’Europa. Marco Costantini, il suo curatore, vede nelle figure della Vergine nel suo giardino recintato e di Europa brutalmente sottratta alla sua realtà il pretesto per esplorare la relazione tra l’uomo e il suo territorio, tra identità e cultura. Se le opere che presentano una rielaborazione del tema biblico e un legame con il mito greco mettono in luce alcune problematiche centrali nelle nostre società, sono ai miei occhi i lavori che trattano il tema dell'identità e quello delle frontiere ad offrirci degli spunti di riflessione particolarmente stimolanti. Della prima categoria fanno parte i ricami di Emma Lucy Lindford ‹Il vestito della regina›, che evocano il sentimento di perdita identitaria. La ricostruzione della propria identità è invece al centro del film di Laura Henno ‹Missing Stories›, in cui dei giovani migranti mettono in scena il loro arrivo in Francia, rimodellando allo stesso tempo la loro storia. Alla problematica della ridefinizione identitaria, centrale in questi due lavori, sembra allora rispondere il superamento di un concetto d’identità strettamente legato al territorio di origine, proposto dai ritratti fotografici di Mustafa Sabbagh ‹Made in Italy© – Handle with Care›, che suggeriscono un’immagine multiculturale dell’Italia del futuro. Questa idea d’ibridazione ci conduce alla questione delle frontiere e della loro fluidità, che ritroviamo nelle opere di Adrien Missika ‹As the Coyote Flies› e di Annaïk Lou Pitteloud ‹Limit of Control›. Entrambi i lavori giocano con la rappresentazione di una frontiera e della sua permeabilità per riflettere sulla questione dell’arbitrarietà dei confini. La pittura di Sandrine Pelletier ‹Shadow of a shadow› può essere vista come la sintesi di tutte queste riflessioni. Su una parte del muro di recinzione del parco sono dipinte delle rovine egizie e delle palme del Cairo che si fondono con le ombre proiettate delle palme di Villa dei Cedri. I limiti tra interno ed esterno, familiare ed estraneo vengono così sfumati e questa compenetrazione dà origine all’apertura.

Laura Giudici, storica dell’arte e curatrice, vive e lavora a Berna. lauragiudicig@gmail.com

Bis 
09.08.2020
Ausstellungen/Newsticker Datumaufsteigend sortieren Typ Ort Land
Hortus Conclusus. L’illusione di un paradiso 21.03.202009.08.2020 Ausstellung Bellinzona
Schweiz
CH
Autor/innen
Laura Giudici
Künstler/innen
Sandrine Pelletier

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