Protect me from what I want — È un momento difficile, tesoro

Nada e Janis a Balerna (TI), primo giorno con la roulotte, giugno 2019. Foto: Sonnenstube.

Nada e Janis a Balerna (TI), primo giorno con la roulotte, giugno 2019. Foto: Sonnenstube.

Fokus

La Kunst Halle Sankt Gallen presenta ‹Protect me from what I want›, una selezione dei vincitori dell’Helvetia Art Prize, a cura di Giovanni Carmine, che si interroga sullo stato dell’arte e degli artisti, con un contributo di Sonnenstube nella nuova veste di spazio itinerante. 
 

Protect me from what I want — È un momento difficile, tesoro

Nella raccolta di saggi ‹The War Against Cliché. Essays and Reviews› Martin Amis constata la fine della critica letteraria e identifica, tra le sue cause principali, la ­crisi energetica del 1979 e la conseguente inflazione. Da allora, il costo della vita si è trasformato da elemento marginale a questione centrale. Questa osservazione non riguarda la sola critica letteraria ma potrebbe essere estesa a un ambito genericamente creativo. L’esposizione ‹Protect me from what I want›, quindi, suona come una supplica rivolta dagli artisti, una richiesta d’aiuto per essere salvati da un mondo dell’arte così diverso da quello immaginato. Un mondo dove «la vita di stenti» dell’artista perde qualsiasi aura di romanticismo e si rivela un insieme di ore dedicate a dossier, curricula, ricerche fondi, pubbliche relazioni e pessimi lavori alimentari, in una routine molto simile a quella di qualsiasi altra professione. L’esposizione e l’anniversario dell’Helvetia Art Prize sono quindi un’opportunità per esaminare argomenti come la scelta rischiosa di una carriera artistica o la ne­cessità di forme di promozione artistica per le generazioni più giovani. Ed è forse con un tentativo di riportare un po’ di romanticismo in salsa Lo-Fi che Sonnenstube partecipa con un’esposizione nell’esposizione, presentando per la prima volta ‹Nada›, una roulotte che diventa il punto di partenza per una nuova attività espositiva itinerante. Le opere esposte sono il risultato di una riflessione sulle funzioni e sui moduli essenziali di uno spazio indipendente ma anche di una casa mobile: bill­board/espositore (Lorenza Longhi), servizio da tavola (Juice & Rispetta), tettoia di rame ­(Tarik Hayward), tende (Gaia Vincensini), cassetta offerte/bidone per il compostaggio (Brigham Baker) e infine tavoli e sedie (Lucas Herzig). La roulotte è inoltre un cliché abbastanza particolare, da un lato mito romantico della casa senza confini e senza radici, con il potenziale di raggiungere infiniti luoghi, dall’altro simbolo precario del sub-proletariato statunitense e soluzione abitativa incerta. Questa dualità è perfettamente espressa dalle parole della cantante di origine italiana ‹Nada› che recitano: «Non ho niente da perdere, ho troppe cose, nessuna che mi tiri su. È un momento difficile, tesoro.» Una strofa che nel videoclip viene cantata all’entrata di una roulotte che diventa un po’ il simbolo di questa fase di passaggio, dove forse l’unica soluzione, usando un altro cliché, è lasciarsi tutto alle spalle e partire.

Regaida Comensoli, storica dell’arte e curatrice indipendente regaida@hotmail.com

Until 
13.10.2019

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