Davide Cascio

DAVIDE CASCIO · A pin-ups cosmogony (giugno / triangolo), 2007, Collage su carta, 29,7 x 42 cm

DAVIDE CASCIO · A pin-ups cosmogony (giugno / triangolo), 2007, Collage su carta, 29,7 x 42 cm

Fokus

L'artista ticinese Davide Cascio, insignito del Premio culturale Manor Ticino 2007, presenterà al Museo Cantonale d'Arte di Lugano una selezione di lavori in parte inediti che ripercorrono le ultime fasi della sua produzione artistica.

Davide Cascio

Premio culturale Manor Ticino 2007

Il percorso artistico di Davide Cascio è disseminato di eruditi riferimenti letterari, religiosi e filosofici, utopie sociali e teorie urbanistiche: da James Joyce all'architettura islamica, dai trattati di geometria rinascimentali alla mitologia ebraica, dallo studiolo di San Girolamo alle utopie del novecento. Attraverso un approccio metodico, l'artista costruisce un involucro concettuale come a voler inquadrare l'individuo nelle sue relazioni con l'universo che lo circonda. Cascio concepisce inizialmente lo spazio in modo astratto, come entità chiusa e geometricamente epurata, facendo riferimento ai luoghi di raccoglimento e di «studium» dove l'artista, o lo studioso, può dedicarsi con assiduità alla creazione di strutture, siano esse mentali o di altra natura. Queste strutture vengono poi tradotte in sistemi modulari costituiti di forme geometriche pure che, riprendendo il concetto di serialità spesso legato alla tradizione utopica-modernista, possono essere aggregate in modo indeterminato.
L'istallazione intitolata «Gruppo egalitario critico» è sviluppata a partire dall'interazione tra l'ambiente privato e lo spazio sociale. Il titolo rinvia infatti alle «Utopies réalisables» di Yona Friedman, architetto e urbanista d'origine ebrea che ha proposto negli anni settanta un modello sociale utopico in cui i diversi attori interagiscono tra loro attraverso l'uso della loro capacità primaria: la comunicazione tra gli individui. Una moquette intarsiata al suolo e un disegno sul muro accostano i motivi decorativi dell'arte islamica all'astrattismo occidentale creando così un dialogo tra due distinte tradizioni culturali e avvicinando l'idea euclidea di forma al concetto «aperto» di creazione dell'arte islamica.
Varcando la soglia della prima sala, lo spettatore è confrontato a «Polyedra» (stanza per leggere l'Ulisse di Joyce). Nel concepire quest'opera Davide Cascio si è ispirato alla complessa struttura del romanzo sintetizzandola in un'epurata interpretazione plastica. Lo spazio interno ci appare come una struttura chiusa e antropometrica, ma suggerisce un dialogo concettuale con l'intero cosmo. Lo spettatore che per istinto si accinge a varcare la soglia è costretto invece ad osservare l'interno del poliedro da un'ambigua posizione sospesa tra il dentro e il fuori. Le geometrie che strutturano l'interno dell'opera suggeriscono l'idea di un cristallo nel quale potenzialmente si riflette lo spazio esterno che diviene quindi astratto, un labirinto cognitivo nel quale la mente può materializzarsi in una struttura reale.
La relazione tra testualità e linguaggio visivo è ripresa esplicitamente in «A pin-ups cosmogony», istallazione realizzata in collaborazione con lo scrittore ticinese Oliver Scharpf. Una scultura, incrocio tra un rossetto e una torre di Babele che ricorda le visionarie architetture di Boullée, è posta al centro della sala circondata da dodici collage su carta nei quali delle sensuali «pin-ups» si intrecciano con strutture geometriche di ispirazione modernista. I dodici testi che accompagnano l'istallazione sono composti in un fantasioso esperanto che assembla fonemi e procedure narrative eterogenee. L'insieme costituisce una sorta di calendario ideale nel quale l'estetica pop è associata a una ricerca intellettuale d'ispirazione post-moderna dove le varie possibilità di lettura si sovrappongono invitando lo spettatore a ricomporre per associazione le molteplici stratificazioni interpretative. Il procedimento fa pensare alla relazione tra La boîte verte e il «Grand Verre» di Marcel Duchamp; il testo che inizialmente sembra costituire una sorta di manuale esplicativo dell'opera crea invece un vero e proprio cortocircuito interpretativo dando luogo a un'esplosione di rimandi potenziali.
L'estetica pop caratterizza ugualmente «Flying cellular unit,» monumentale collage stampato su «banner mesh» presentato sulla vetrata di dodici metri del museo. Personaggi in bianco e nero ritagliati dalle riviste «People» degli anni sessanta sorridono in un eden rigoglioso e lussureggiante mentre ibride strutture cellulari fluttuano nell'azzurro del cielo. L'effetto visivo che scaturisce dall'interazione tra l'opera - intesa in questo caso come soglia e «finestra sul mondo» - e il paesaggio retrostante crea un dinamico dialogo tra lo spazio espositivo e l'architettura urbana in sottofondo.
Il percorso si conclude con «Clausur», istallazione premiata in occasione dell'ultima edizione degli «Swiss Art Awards» nella quale l'artista mette a confronto i moduli d'architettura d'interni utilizzati negli anni cinquanta per razionalizzare gli open space amministrativi con le cellule individuali che strutturano gli ambienti monacali. Più che porre l'accento sulla solitudine ossessiva di spazi ridotti, Davide Cascio approfondisce il tema già citato del raccoglimento e del processo creativo all'interno di uno spazio ridotto e chiaramente antropometrico. I collage ironicamente kitsch sono disposti all'interno di spazi quasi claustrofobici che provocano nell'individuo un sentimento di disagio che si riflette nelle condizioni di contemplazione dell'insieme.

Until 
05.01.2008

L'esposizione curata da Elio Schenini.
Patrick Gosatti è laureto in Estetica e Storia dell'arte all'Università di Ginevra.

Artist(s)
Davide Cascio
Author(s)
Patrick Gosatti

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