Pamela Rosenkranz

Pamela Rosenkranz, Im Widerstand gegen die Gegenwart, 2008, Installation view at Neue Nationalgalerie, four paravants, plexiglass, nylon,wood, fabrics, sprayed metal,magnets, pins, dust, tripod, hair, 240 x 240 cm, commissioned by the Berlin Biennal,with the support of Pro Helvetia, Zurich, Courtesy Store, London. Foto: bb5/Uwe Walter

Pamela Rosenkranz, Im Widerstand gegen die Gegenwart, 2008, Installation view at Neue Nationalgalerie, four paravants, plexiglass, nylon,wood, fabrics, sprayed metal,magnets, pins, dust, tripod, hair, 240 x 240 cm, commissioned by the Berlin Biennal,with the support of Pro Helvetia, Zurich, Courtesy Store, London. Foto: bb5/Uwe Walter

Fokus

«When Things Cast No Shadow», quinta edizione della «Berlin Biennale» curata da Adam Szymczyk e Elena Filipovic, si presenta come una struttura aperta. Una cinquantina di artisti presentano delle opere «site-specific», prodotte in gran parte per l'occasione, mentre una densa programmazione «by night»,propone più di sessanta interventi, distribuiti su tutto il tessuto urbano.

Pamela Rosenkranz

Il tempo di un instante

Una Biennale all'insegna della diversità e della molteplicità delle pratiche artistiche contemporanee che si appropriano della realtà spazio-temporale della città e vogliono instaurare un dialogo tra arte e contesto metropolitano. Spazi dalla forte simbologia politica e socio-culturale, com'è il caso del Parco delle sculture, vero e proprio «terrain vague» che sorge sulla storica linea di confine tra Berlino Est e Ovest. Senza dubbio la stessa considerazione vale per la «Neue Nationalgalerie», l'ultimo capolavoro di Ludwig Mies van der Rohe realizzato nel 1968 come simbolo estetico e politico della Berlino capitalista. L'impressionante edificio in vetro ospita le opere di una ventina di artisti tra cui l'istallazione «Im Widerstand gegen die Gegenwart» (Resistere il presente) dell'artista svizzera Pamela Rosenkranz.
L'opera è costituita da quattro paraventi disposti diagonalmente in modo da creare uno spazio antropometrico all'interno della «NeueNationalgalerie».Sulle pareti interne di tre paraventi sono collocati dei magneti sui quali sono distribuiti casualmente numerosi spilli che sembrano formare delle nebulose quantiche. La componente casuale e sfuggente dell'opera di Pamela Rosenkranz viene sottolineata dal diretto riferimento all'«élevage de poussière» di Marcel Duchamp. L'opera fotografata da Man Ray mostra infatti un paesaggio polveroso, trasposizione di un particolare del celebre «Grand Verre», nel quale la componente contingente è rappresentata dalla caduta accidentale della polvere attraverso il tempo.Analogamente, la parete interna del quarto paravento è costituita da una superficie in plexiglas scuro che crea un campo elettrostatico. L'istante che scaturisce dal confronto tra lo spettatore e il mondo circostante dà luogo a un articolato dialogo tra l'esperienza vissuta e la realtà oggettiva.La presenza di una parrucca posta su un treppiede richiama la particolare capigliatura della divinità greca «Kairos», rappresentata con i capelli sulla fronte e la nuca calva.Questa particolarità suggeriva l'importanza di cogliere l'istante fuggente prima che diventasse appunto inafferrabile. È proprio quell'istante in cui la svolta assume un carattere necessario che sospende l'opera in una dimensione temporale instabile e incerta.Contrariamente a «Chronos», simbolo del tempo logico e lineare, «Kairos» è il dio dell'attimo propizio e della svolta decisiva. Tra contingenza e necessità l'opera di Pamela Rosenkranz resiste all'inarrestabile scorrere del tempo ed elabora una logica temporale in bilico tra soggettività e oggettività, tra casualità e certezza.

Until 
14.06.2008

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