Bohdan Stehlik/Una Szeemann

Never Even, 2008, videostill, 13 minuti

Never Even, 2008, videostill, 13 minuti

Untitled, 2008, palloncini in gesso, veduta dell'installazione, CACT Bellinzona

Untitled, 2008, palloncini in gesso, veduta dell'installazione, CACT Bellinzona

Fokus

È un'atmosfera crepuscolare, caliginosa e visionaria, come quella delle notti bianche che caratterizzano le latitudini estreme dei due emisferi terrestri in alcuni periodi dell'anno, quella in cui ci troviamo immersi visitando la mostra di Bohdan Stehlik e Una Szeemann, ospitata presso il CACT di Bellinzona.

Bohdan Stehlik/Una Szeemann

White nights-dark dreams

Un'atmosfera umbratile, innervata da visioni e inquietudini oniriche, che questi due artisti che dal 2006 hanno deciso di condividere il proprio percorso artistico, riescono abilmente a creare, attraverso cinque lavori che si propongono come altrettante trasposizioni simboliche degli stati d'animo, spesso impalpabili, che caratterizzano il tempo in cui viviamo. Così nel video «Faded Majesty», la luminosità soffocata dall'effetto notte di matrice cinematografica, rivela, attraverso un velo fosco, paesaggi naturali o urbani e interni di edifici deserti in cui si aggirano smarriti, con l'eleganza delle movenze e la maestà del portamento che li contraddistingue, alcuni cervi bianchi. Nei collages fotografici che compongono «Invited Never to Return» è il candore di un altro animale, altrettanto carico di suggestioni mitologiche, come il cigno, a popolare con il proprio straniamento le immagini di distruzioni provocate dalla guerra.
L'ambientazione notturna di una Roma che con le sue quinte architettoniche maestose si ricompone sullo schermo in un mosaico di inquadrature leggermente sfasate costituisce invece lo scenario di un altro video, «Never Even», in cui assistiamo all'incontro/scontro tra una figura maschile e una femminile, all'interno di una narrazione ellittica che costruisce la propria suspence attorno ad un inseguimento e a un delitto che la circolarità del racconto sembra però misteriosamente negare.
Se «Never Even» gioca, attraverso una sottile serie di rimandi, con la tradizione del cinema horror italiano e in particolare con quello di Dario Argento, il riferimento al mondo del cinema, è ancora più esplicito in «Dark Movies», costituito da una serie di immagini fotografiche in cui i due artisti hanno ricostruito liberamente, con della plastilina e dei fondali fotografici, le scene di 68 film.
Il nero vellutato di queste immagini in formato 16/9, montate su spesse cornici che ricordano dei televisori, ci immerge in una dimensione mnemonica, come in una sorta di ricognizione nella memoria personale per rintracciare le figure che popolano l' immaginario collettivo. L'impressione di un crepuscolo degli dei, di una pesantezza che sembra aver avvolto il destino dell'occidente imprigionato nella logica dello sviluppo tecnico ed economico e incapace ormai di affidarsi alla forza visionaria del pensiero, si esprime icasticamente in un altro lavoro, in questo caso un'installazione, composta dai calchi in gesso di palloncini, in parte appesi al soffitto e in parte frantumati a terra. Immagine emblematica di quella «insostenibile leggerezza dell'essere» che sembra essere la cifra del nostro tempo.

Until 
06.12.2008

Elio Schenini è critico d'arte e curatore presso il Museo Cantonale d'Arte di Lugano. elio.schenini@ti.ch

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