Nils Nova - moltiplicare prima, dopo e altrove

Nils Nova · Después y antes, 2009, Fotografia su carta da parati, stampa Ink-jet print, 6 x 14 m

Nils Nova · Después y antes, 2009, Fotografia su carta da parati, stampa Ink-jet print, 6 x 14 m

Nils Nova · Empty Center (Chromstahl), 2009, lacca bicomponente su acciaio cromato, 120 x 90 cm

Nils Nova · Empty Center (Chromstahl), 2009, lacca bicomponente su acciaio cromato, 120 x 90 cm

Fokus

Con «Mundus Novus - Arte contemporáneo de América Latina», il Padiglione dell'Istituto Italo-Latino Americano (IILA) rappresenterà l'arte contemporanea di una decina di paesi sudamericani, tra cui Bolivia, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras e Perú, alla 53. edizione della Biennale di Venezia che aprirà gli storici spazi espositivi in giugno.

Nils Nova - moltiplicare prima, dopo e altrove

Invisibilità e rappresentazione sono nozioni intimamente connesse che, sebbene sembrino appartenere due mondi situati agli antipodi, costituiscono un'articolata dialettica al confine tra una premessa convincente e una conclusione paradossale. La copresenza della rappresentazione e della sua negazione è una questione che, opponendosi al senso comune, sembra caratterizzare la natura della relazione tra un oggetto, qualunque esso sia, e la sua rappresentazione. Forma simbolica e referenziale, quest'ultima non si limita a riprodurre letteralmente e in maniera tautologica il reale, ma attraverso una serie di mediazioni e procedure lo rielabora conferendogli inedite e inaspettate caratteristiche. Da questo punto di vista, la rappresentazione sostituisce e rimpiazza un reale messo parzialmente tra parentesi, momentaneamente assente e in qualche modo invisibile.

Interrogare l'instante sospeso
Di fronte all'istallazione concepita e realizzata specialmente per le sale dell'Arsenale, Nils Nova pone lo spettatore in una situazione improbabile e a dir poco perturbante. Rappresentare uno spazio per Nils Nova non consiste semplicemente a descriverne le proprietà estetiche e formali, ma implica una serie di processi cognitivi e epistemologici attraverso i quali lo spazio stesso viene sostituito, sospeso, modificato e in un certo senso negato. L'istallazione, vera e propria riproduzione in scala 1:1 degli spazi che precedono e seguono rispettivamente la prima sala del Padiglione latino-americano, presenta una suggestiva prospettiva che invita lo spettatore a osservare con attenzione per poi ricostruire mentalmente gli spazi rappresentati. Quest'ultimo si trova di fronte ad uno specchio che paradossalmente non lo riflette, perso in una sorta di «no man's land» nel quale il tempo e lo spazio sembrano sospesi.
«Después y antes» non solo riproduce le pareti vuote delle Artiglierie dell'Arsenale temporalmente prima e dopo la Biennale ma mostra allo stesso tempo gli spazi che lo spettatore ha appena lasciato e quelli che invece vedrà non appena si sarà allontanato. Le prospettive, i punti di vista e la temporalità dell'opera si sovrappongono e si sommano creando un disagio dovuto in parte all'invisibilità che caratterizza appunto la rappresentazione e, in parte a una vera e propria inflazione del visibile. In questo contesto, riprendendo le parole di Foucault secondo cui «in ogni rappresentazione l'invisibilità profonda di ciò che è visto partecipa dell'invisibilità di colui che vede - nonostante gli specchi, i riflessi, le imitazioni?»1, «Empty Center» non fa che accentuare il carattere vertiginoso della logica speculare e rappresentativa dell'intera istallazione.
Con «Después y antes» Nils Nova prosegue un'elaborata riflessione sulla relazione tra la percezione diretta dello spazio e la sua rappresentazione artistica. La spazialità non è semplicemente alterata e manipolata nello scopo di suscitare un momentaneo disorientamento dello spettatore. Il processo in atto rivela piuttosto l'intenzione dell'artista di interrogare, attraverso un'estetica minimale e una riproduzione millimetrica, quell'istante sospeso in una realtà spazio-temporale che ha più a che fare con uno stato mentale che sensibile. La percezione alterata di fronte all'istallazione in scala reale mette seriamente in questione lo spettatore e i suoi punti di riferimento tanto spaziali che temporali. Attraverso prospettive multiple e improbabili che espandono/esplodono visualmente e strutturalmente sia la spazialità sia la temporalità delle sale del «Pabellón» Latino Americano, l'artista rivela le similitudini e senza dubbio gli slittamenti che emergono attraverso il confronto tra la realtà e la riproduzione, «l'hic et nunc» e la sua effimera rappresentazione.

Patrick Gosatti è curatore indipendente laureauto in estetica e storia dell'arte all'Università di Ginevra.

1Foucault M., Les mots et les choses, Paris, Gallimard, 1966, pp. 19-31.

«Mundus Novus - Arte contemporáneo de América Latina», curata da Irma Arestizábal, 5.6.-22.11., Arsenale, Biennale Venecia

Until 
21.11.2009

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