Marta Margnetti — Camere separate

Foto Studio, 2020, ferro e pellicola con finitura a specchio. Foto:  Yimei Zhang

Foto Studio, 2020, ferro e pellicola con finitura a specchio. Foto:  Yimei Zhang

Fokus

Il MASI nella sede di Palazzo Reale presenta ‹e improvvisamente scossa da una forza›, un’esposizione interamente concepita per i rinnovati spazi del museo. La vincitrice del premio culturale Manor Ticino 2020 Marta Margnetti si confronta con il tema dell’abitare.

Marta Margnetti — Camere separate

Come in tutti i periodi dove si sperimenta una limitazione della mobilità – ad esempio conflitti, dittature e pandemie, o per il singolo individuo malattia o precarietà economica – il termine abitare ci mostra la sua natura di insieme composito di luoghi, abitudini e relazioni. Abitare, che deriva dal latino habitare, frequentativo del verbo habere, significa continuare ad avere, ma più comunemente indica l’azione di avere abitudine in un luogo, cioè abitarvi. Dallo stesso termine derivano inoltre le parole habitus – che prima di significare abito in latino significa posizione – e habitat, l’insieme delle condizioni ambientali che permettono la vita. Per l’esposizione ‹e improvvisamente scossa da un’incredibile forza› Marta Margnetti costruisce cinque ambienti nei quali, attraverso differenti interventi installativi, si confronta con il tema dell’abitare, indagando complessità e precarietà di questo termine.
Le opere presentate, esposte in un percorso pensato dall’artista appositamente per gli spazi di Palazzo Reali, sono composte da molteplici materiali, come cemento, ceramica, cera, ferro, legno e cartone. Sulla superficie dei materiali di quasi tutte le opere in mostra sono disegnati o incisi parole e simboli, tracce lasciate dall’artista, come a delimitare lo spazio vissuto per un attimo, con lo stesso gesto che possiamo osservare in alcuni edifici abbandonati o nelle incisioni rupestri delle antiche caverne. Questa pratica, già sperimentata dall’artista in altre opere come ad esempio ‹Bla Bla, all’Alba› realizzata per l’Aargauer Kunsthaus e composta da lastre di cemento ricoperte da scritte, nasce dall’incontro tra strutture di matrice minimalista che vengono investite da figure organiche e sinuose, parole o elementi naturali.
La tensione tra struttura e forze incontrollabili dell’inconscio ci ricollega a una presenza che sembra abitare l’esposizione e soprattutto il catalogo. I racconti di Italo Calvino ne ‹Le città invisibili› vengono citate dalla curatrice Francesca Benini nel testo introduttivo, mentre la conversazione tra Marta Margnetti e Giada Olivotto, sempre parte della pubblicazione, si sviluppa partendo dalle immagini dei tarocchi come nel ‹Castello dei destini incrociati›. Così come nel libro dell’autore ligure ‹Se una notte d’inverno un viaggiatore› possiamo leggere l’incipit di dieci romanzi, allo stesso modo gli ambienti creati da Marta Margnetti suggeriscono alcuni percorsi possibili, da esplorare passando e ripassando per le stanze del museo.
Regaida Comensoli storica dell’arte e curatrice indipendente. regaida.comensoli@gmail.com

Jusqu'à 
14.02.2021

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