Anna Maria Maiolino — Equilibrismo tra madre e artista

Entrevidas (Tra le vite), dalle serie Fotopomeazione, 1981/2010, fotografia in ­bianco e nero, stampa digitale (dettaglio, una parte di un trittico). Courtesy dell’artista, collezione privata Monza e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Entrevidas (Tra le vite), dalle serie Fotopomeazione, 1981/2010, fotografia in ­bianco e nero, stampa digitale (dettaglio, una parte di un trittico). Courtesy dell’artista, collezione privata Monza e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Fokus

L’opera sconfinata dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino sorprende per la sua diversità di tecniche e la sua inventiva di varianti: con le sue installazioni, le sculture, i disegni e le performances riesce a toccare un nervo profondo dell’esistenza in una messa in scena sistematica. 

Anna Maria Maiolino — Equilibrismo tra madre e artista

Una giovane donna dai capelli lunghi scuri attraversa lo spazio correndo, come cacciata e si ferma di colpo. Poi si gira, prosegue nell’altra direzione. Si ferma bruscamente. Inclina la testa, piega la schiena, butta giù le braccia. Si mette in ginocchio, gesticola e urla forte in ritmi balbettanti lamenti a non finire: una disperazione all’ultimo stadio. Una signora con capelli bianchi corti, vestita di nero le si avvicina per posare un fardello rosso nelle sue braccia. La danzatrice lo accoglie, lo stringe, lo culla come un bambino. Dopo aver srotolato la stoffa rossa lunghissima, la tira tra le sue gambe come se fosse una scia del mestruo. Si sdraia infine, infilandosi sotto la stoffa e muovendosi strisciando lungo il pavimento con movimenti convulsi. La performance ‹Al di là› – eseguita con Gaya Rachel nella hall del PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea a Milano – racchiude in maniera essenziale i temi che motivano l’opera sessantennale dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino: la condizione femminile e l’equilibrismo tra madre e artista, l’immigrazione e un’esistenza su sabbie mobili, la resistenza in tempi della dittatura militare, l’interesse per la materia come intelligenza del fare, lo spazio e il tempo. Le sue sperimentazioni intense e sconfinate non si fermano davanti ad alcuna tecnica o materia. Dai disegni figurativi, quasi caricaturali e dalle prime xilografie impegnate negli anni Sessanta, Maiolino passa alle recenti serie di disegni astratti, tachiste in china ed acrilico. Negli anni Settanta esegue i primi tentativi performativi con stoffe e fili rossi nello spazio pubblico e produce fotografie e video concettuali: l’artista intenzionata a tagliarsi la lingua, puntare un occhio, sputare fili di lana. Nella fotografia ‹Per un filo› una corda lega la bocca dell’artista da un lato con quella di sua madre e dall’altro con quella di sua figlia. L’artista traduce visivamente il legame generazionale tra le femmine. Nel trittico fotografico ‹Entrevidas› vediamo dei piedi nudi camminare pericolosamente tra le uova ritmicamente sparse sul pavimento. I lavori più sorprendenti di Maiolino tradiscono invece le sue origini italiane: le installazioni con le forme ripetute di argilla somigliano alla produzione manuale della pasta. Il gesto abitudinale di chi cura gli altri facendo da mangiare, si trasforma in un gesto originario ripetuto e in un’arte seriale e minimale che inonda lo spazio in ritmi regolari. Un’arte in cui amore, cura e manualità acquisiscono il meritato riconoscimento sociale e si elevano a valore razionale.

Barbara Fässler è artista, teorica e critica d’arte. barbarasic.faessler@gmail.com

Jusqu'à 
09.06.2019

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