Sonnenstube — La piscina al centro

Mattia Pajè, Ciao, 2019, argilla rossa Sansepolcro, ferro, 108 x 172 x 50 cm. Photo: Francesco Basileo

Mattia Pajè, Ciao, 2019, argilla rossa Sansepolcro, ferro, 108 x 172 x 50 cm. Photo: Francesco Basileo

Fokus

Sonnenstube, in veste itinerante, presenta un progetto espositivo curato da Giada Olivotto e Regaida Comensoli ai dismessi Bagni pompeiani di Arzo. Sull’ordito architettonico della piscina, opere di vari artisti si intrecciano a formare trame in dialogo con la struttura ospitante. 

Sonnenstube — La piscina al centro

Un gruppo di ragazzini disposti lungo una pendenza poco sopra il limite dell’acqua, dei bagnanti dentro la vasca nei pressi delle maestose colonne centrali, cinque figure femminili in gonna su un passaggio rialzato: sono alcuni degli elementi che compongono una fotografia d’archivio scattata ai Bagni pompeiani di Arzo della quale Nina Haab ha eseguito una riproduzione con matita su legno come contributo al progetto espositivo «It’s my party – Deep end». Allestita in quello stesso luogo ormai abbandonato da oltre mezzo secolo, la mostra ideata dallo spazio d’arte indipendente Sonnenstube rientra nel suo programma itinerante Off Space che, in risposta alla cronica carenza di spazi a disposizione della cultura non istituzionale, si propone di occupare e rivalorizzare particolari strutture architettoniche rendendole delle cornici per la scena artistica. Da contraltare alle difficoltà di organizzare esposizioni in simili luoghi vi è lo stimolo per artisti e curatori a concepire opere e percorsi innovativi in dialogo con le architetture ospitanti.
Nel caso specifico, come centro fisico e concettuale si trova la piscina, svuotata del proprio elemento naturale ma riempita di contenuti che ne rivelano la polisemia. Fin dal titolo si entra in oscillazione tra i due confini entro i quali si sono mossi gli artisti. «It’s my party», desunto da una canzonetta degli anni 60 di Lesley Gore, si pone a livello della superficie rimandando alla funzione di svago ed evasione che il sentire comune attribuisce al bagno pubblico, e assieme all’immagine descritta in apertura che pare portata a galla da una capsula del tempo induce nel fruitore una postura nostalgica.
Al polo opposto sta «Deep end», letteralmente ‹il fondo›, dall’omonimo film di ­Jerzy Skolimowski nel quale vengono scandagliati gli abissi dell’animo umano di un giovane travolto da una passione mortifera per «la ragazza del bagno pubblico» (titolo italiano). Rivolto verso le profondità è ad esempio Francesco Snote, presente ad Arzo con un gruppo scultoreo raffigurante il sonno e il sogno: un’immersione che pari a quella sott’acqua conduce in una dimensione straniante e dominata da altre leggi. Una Szeemann si muove dal canto suo nei territori del riemerso, con calchi di gesso che ricordano vagamente forme di teste scalfite dal tempo, tracciando un parallelo con i Bagni lasciati fin qui al deterioramento. A completare il suggestivo percorso, interventi di Mattia Pajè e Gina Proenza e di altri artisti da scoprire.

Cristina Pinho, redattrice culturale. cristina.pinhoteixeira@gmail.com

Until 
25.10.2020

→ ‹It’s my party – Deep end›, Bagni pompeiani, Arzo, fino al 25.10. 
www.diesonnenstube.ch

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