Belvedere

Daniel Buren · Le Carré Eclaté, 1992, Courtesy Studio Dabbeni/ProLitteris Zürich

Daniel Buren · Le Carré Eclaté, 1992, Courtesy Studio Dabbeni/ProLitteris Zürich

Fokus

La galleria Dabbeni di Lugano può essere considerata l´unica testimone storica rimasta sul territorio ticinese di un´epoca di particolare effervescenza. Felice Dabbeni - padre di Tiziano Dabbeni -, trasferitosi dall´Italia alla fine degli anni ´70, apre il suo spazio espositivo in Corso Pestalozzi 1. Era l´epoca in cui alcune gallerie cominciavano ad affiancare aspetti mercantili e attitudini ideologiche, assumendosi esplicitamente le responsabilità e diventando esse stesse promotrici di una concezione programmatica e meno élitaria dell´arte.

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Noah Stolz: A distanza di trent´anni, molte cose sono cambiate, sia nel mercato dell´arte sia nei ruoli assunti dai vari attori del paesaggio artistico globale. La vostra Galleria, nata nel ´79, molto deve al privilegiato rapporto di Felice Dabbeni con il Movimento d´Arte Concreta (MAC), di cui dal 1997 avete costituito un importante archivio. Quali sono i principali assi di sviluppo per le vostre attività odierne?

Tiziano Dabbeni: La nostra galleria promuove il lavoro di artisti affermati, con i quali lavoriamo da tempo. Tuttavia i nostri orientamenti vengono affinati e ridefiniti ogni due o tre anni. Nel 2004 abbiamo aperto il nostro programma ad artisti più giovani, organizzando la prima personale dell´artista ticinese Luca Frei, mentre nel 2005 abbiamo ampliato ulteriormente la nostra area d´interesse chiamando a esporre i due fotografi Gabriele Basilico e John Hilliard. Inoltre, stiamo seguendo il lavoro di José Davila, giovane artista messicano di cui organizzeremo un´esposizione a Lugano nel corso dei prossimi mesi.

N.S.: Oggi il culto della novità, la ricerca febbrile di nuove dinamiche della comunicazione e nuove strategie di marketing coinvolge gallerie, spazi indipendenti e persino i musei. Tali dati ci fanno costatare che per le realtà periferiche un simile scenario può apparire inquietante, o almeno difficile da sostenere. Può oggi una galleria sottrarsi completamente a tali dinamiche?

T.D.: Evidentemente no; oltre a non potersi sottrarre a tali dinamiche è necessario rafforzare il proprio impegno su fronti diversificati quali la promozione sul territorio e inversamente l´internazionalizzazione delle proprie proposte attraverso la partecipazione alle fiere.

N.S.: Che cosa significa per la vostra galleria partecipare alle fiere?

T.D.: Oggi, per noi, ancor più che vent´anni fa - quando partecipammo per la prima volta alla Fiera di Basilea - è di fondamentale importanza essere presenti in una fiera internazionale: gli inesauribili contatti che vi si stabiliscono ci permettono di verificare costantemente la qualità del nostro lavoro. Per la prima volta saremo inoltre presenti ad Art First di Bologna, nel 2006, questo per intensificare i nostri contatti con un contesto molto vicino, perlomeno geograficamente, alla nostra realtà.

N.S.: Che importanza riveste il turismo culturale e a che tipo d´eventi è legato nel vostro caso?

T.D.: Il turismo culturale è molto importante per noi, ma solo quando si muove per eventi connessi alla contemporaneità. Nel caso di una Biennale, per esempio, vi è un forte afflusso dalle regioni nordeuropee; siccome Lugano si trova sulla strada per Milano e Venezia, un discreto numero di collezionisti finisce con l´approfittare dell´occasione per venire a visitare la nostra galleria.

Artist(s)
Daniel Buren
Author(s)
Noah Stolz

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