Christoph Wachter & Mathias Jud - la rivoluzione senza Internet

Christoph Wachter & Mathias Jud · qaul.net, 2012

Christoph Wachter & Mathias Jud · qaul.net, 2012

Fokus

Finanziato dall'industria siderurgica Voestalpine e attribuitoda
una giuria indipendente durante il festival Ars Electronica, ‹the
next idea› ricompensa progetti innovativi nell'ambito dell'ener-
gia, della mobilità e della comunicazione. ‹qaul.net› vince il premio dell'edizione 2012.

Christoph Wachter & Mathias Jud - la rivoluzione senza Internet

Concepito in un contesto artistico, ma offrendo un'applicazione concreta, permette lo sfruttamento di una rete attraverso apparecchi wireless, al fine di eludere l'allacciamento ad Internet ed evitare così la necessità di un fornitore di servizi, nonché le potenziali sorveglianze e censure ai quali Internet è sottomessa. Contrariamente ad altri progetti di rete a maglie cooperative, il progetto degli artisti svizzeri Christoph Wachter e Mathias Jud non dipende da un supporto specifico e può essere gratuitamente diffuso dagli utilizzatori stessi.
L'edizione 2012 del festival Ars Electronica farà capo a questa rete alternativa per diffondere le proprie informazioni, grazie al software che gli artisti hanno messo a punto durante il loro soggiorno di tre mesi al Futurelab di Linz. Il lavoro si avvicina a quell'hacktivism praticato ad esempio dal collettivo Anonymous ma anche dai dissidenti che hanno contribuito alla primavera araba, usando a loro vantaggio le nuove tecnologie della comunicazione; un contesto a cui fa l'occhiolino il termine arabo qaul, usato per denominare il progetto. Questo approccio è sempre più diffuso nel panorama della produzione artistica nell'ambito dei nuovi media ed emerge in manifestazioni quali Transmediale e Ars Electronica, che privilegiano recentemente tematiche d'ordine ambientale e sociale.
Da anni, Wachter e Jud sviluppano, infatti, un lavoro coerente d'analisi delle attuali tecnologie di comunicazione e delle loro implicazioni, realizzando progetti che offrono un impiego concreto e fruendo al contempo della libertà permessa in ambito artistico di abbordare temi più ampli e complessi. Analogamente alle loro opere precedenti ‹Zone*Interdite›, ‹New Nations› e ‹picidae›, gli artisti non si limitano a proporre progetti applicabili e open source, ma attraverso questi intendono favorire la riflessione inerente ai problemi legati alla digitalizzazione dell'informazione che concernono la collettività. Qual è lo statuto delle immagini digitali e quali sono le leggi che ne regolano l'accessibilità? Com'è determinata la nostra percezione della realtà e chi detiene il controllo dei contenuti che consumiamo? Proprio perché il loro lavoro si situa in un'ottica artistica, esso offre considerazioni più concettuali rispetto alle attività mirate degli hackers ai quali le loro opere sono a prima vista accomunate. Non solo una rivoluzione tecnologica, quindi, ma anche una presa di coscienza è possibile al di fuori dei terreni battuti. (KB, 01/09, S.34-39)
Boris Magrini, storico dell'arte e curatore indipendente, vive e lavora a Zurigo.

Until 
02.09.2012

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